26
Gen
2017

Narrativa – L’Hardware e il Software

Tutti abbiamo letto infiniti articoli, saggi e commenti sulle tecniche di scrittura, sull’editing e su ogni aspetto della produzione letteraria. Tuttavia, l’elemento che più mi incuriosisce nell’attività degli scrittori è, spesso, quello puramente tecnologico. Quali strumenti usano, come li usano. Ho proposto l’idea di un articolo su questo tema a molti colleghi ma, finora, le traversie della vita (scadenze, lavoro, smemoratezza, caos totale, etc) hanno tenuto in freezer l’iniziativa. Per cui, con scatto virile, ho deciso di cominciare da solo, nella speranza che gli altri autori siano così gentili da offrire un poco del loro tempo per rispondere alle domande che seguono e postare il risultato sulle loro homepage. Penso che la condivisione di queste informazioni possa avere un effetto positivo su tutti gli altri, e far scoprire utili ferri del mestiere a chi di queste cose si occupa tutti i giorni. Per cui, se sei uno scrittore o una scrittrice, fotografa la tua scrivania, rispondi alle domande e segnalami il link del tuo pezzo. Se non lo sei, è probabile che il contenuto di questo articolo ti addormenti dopo una riga. In ogni caso, questi sono i miei attrezzi ed il modo in cui li uso.


Descrivi il luogo in cui lavori.


Nella foto, da sinistra a destra: Raspberry Pi con dentro Kali Linux, mazzo di post-it, penne, evidenziatore, coltello, forbici, anelli tamarri, due pipe, un bocchino per sigarette, sigarette elettroniche di diversa potenza, mazzo dei tarocchi “Thoth” di Aleister Crowley e Frieda Harris, taccuini, piccolo narghilé, cubo di Hellraiser di carta, set di dadi da roleplayer, mixer NanoKontrol 2 della Korg, astuccio con batterie per sigaretta elettronica, schermo secondario, mitra per la Nintendo Wii, tastiera APC Keys 25 (dietro il monitor), gamepad CSL, iPhone, iMac 28 pollici, ventola USB, due HD esterni per un totale di 4 terabyte, Launchpad e Launchpad Mini della Novation, groviglio di cavi, scatoletta con dentro batterie e pezzi di ricambio, casse e woofer, boccette e caricabatterie per la sigaretta elettronica, pistola per la Wii, busto di Mao con collane indiane in plastica provenienti dalla Valle della Morte, trackpad, mouse, tastiera. Fuori dalla foto: iPad (usato per scattarla) con tastiera esterna da viaggio, stampante, cuffioni Sennheiser attaccati al computer. Alle mie spalle, un televisore dotato di Chromecast e di un secondo Raspberry Pi con dentro RetroPie. Nel resto della casa: i fornelli della cucina e il WC sono gli unici posti liberi da mucchi di libri.


Di quali strumenti (sia software che hardware) non puoi fare a meno per scrivere?


Scrivener – È il mio principale strumento di scrittura e contiene tutte le funzionalità necessarie per realizzare un libro, da zero fino all’eBook (l’impaginazione per il cartaceo è realizzata con InDesign in una fase successiva). Scrivener mi permette di tenere in un unico file tutta la mia produzione, con annessi appunti, soggetti, scalette, schede varie, uno storico delle revisioni di ogni testo e ogni altro file attinente. È utile per romanzi, articoli, sceneggiature per fumetto o film; in realtà, per qualsiasi cosa in forma scritta. Ha generatori casuali di nomi per i personaggi, uno spellcheck sintattico e ortografico, una modalità di scrittura a tutto schermo senza distrazioni, la possibilità di creare link intertestuali e una paccata di altri moduli che eccedono l’immaginazione dell’utente (ad esempio, scanner per l’analisi delle parole troppo ripetute e altri ammennicoli più estremi). Oltre ai romanzi e gli articoli, il masterfile contiene varie “Bibbie” con i dettagli di varie ambientazioni.

Scapple – Questo software, aperto in fullscreen nello schermo secondario, contiene una lavagna virtuale in cui raccogliere tutte le informazioni utili sul capitolo su cui si sta lavorando: il soggetto, una sventagliata di appunti utili, etc. Inoltre, lo uso anche per l’analisi strutturale del soggetto, assegnando ad ogni scena di un romanzo un icona che ne descriva la tipologia, e piazzandole in sequenza ascendente o discendente, così da darmi un quadro visivo delle micro-vittorie e micro-sconfitte del protagonista: con una semplice occhiata è quindi facile identificare eventuali problemi strutturali (una sequenza di beat narrativi incentrati sull’esposizione, ad esempio, o una serie di scene ascendenti, segnale che non sto dando abbastanza filo da torcere al personaggio principale). Siccome Scapple offre una lavagna infinita, nella sua parte superiore ho stilato una cronologia zoommabile degli eventi dell’universo narrativo, una bacheca in cui segnare hook irrisolti da sviluppare in altri romanzi e una mappa dei rapporti tra i personaggi di tutti i miei libri.

Evernote – Essenziale per uno scrittore, Evernote contiene l’archivio di tutte le mie idee o di qualsiasi elemento coerente alla mia estetica scoperto in altri testi, libri o film. Ogni taccuino virtuale di Evernote contiene gli appunti su un progetto presente o futuro, più una cartella “generalista” in cui riporre i brandelli concettuali che ancora non hanno trovato una casa.

Typewriter Keyboard – Questo software ha una funzione molto semplice: alla pressione di ogni tasto, replica il suono delle battute su una macchina da scrivere analogica. È una cosa da feticisti, lo ammetto.

Backblaze + Time Machine + Dropbox + Hazel – L’interazione tra questi software fa sì che i backup del masterfile con dentro la mia produzione finiscano automaticamente in tre HD diversi (due esterni e uno interno), in un servizio di cloud e in un secondo servizio di backup online. In questo modo, anche se il mio computer fosse colpito da un meteorite, da qualche parte sarà presente un backup. La copia in due servizi online (Dropbox e Backblaze) è francamente paranoica, ma la sicurezza informatica deve esserlo. Ogni anno realizzo anche un backup USB dell’intera produzione.

Mobile – Se sono costretto a lavorare in viaggio, il setup sopra descritto si riduce a Scrivener sull’iPad (in sync con il masterfile sul mio computer), accompagnato da una tastiera esterna iClever. Evernote sull’iPhone può far le veci di Scapple.


Descrivi la tua routine di lavoro.


Mi sveglio. Faccio una passeggiata di un’ora nella palude di fianco a casa mia, mentre ascolto podcast o lezioni su materie disparate in MP3. Alle 9:30 inizia la prima sessione di lavoro. Revisiono quanto scritto il giorno prima e produco duemila parole di materiale addizionale. La sessione si chiude alle 13:30. Riprendo alle 15:00. Studio qualcosa per un ora; di solito, si tratta di tutorial o testi tecnici su nuovi software (o un approfondimento di quelli che già conosco), testi umanistici o scientifici, acquisizione di nuove abilità pratiche. La seconda sessione di lavoro comincia alle 16. Questa è dedicata a qualsiasi cosa non sia attinente alla narrativa, e dura fino alle 19. Dalle 20 in poi, se sono ancora in condizioni accettabili, produco musica o mi dedico a progetti più esoterici (grafica frattale, creazione di videogame, giochi da tavolo, etc.). In caso contrario, guardo un film o gioco a un videogame. Dalle 23 alle 2 mi dedico alla lettura. La routine descritta, tuttavia, rappresenta una giornata ideale, ed è pensata per bilanciare vari fattori: una sorta di formazione autodidatta permanente, l’output lavorativo, qualche concessione alla salute e qualcuna all’intrattenimento. Non è infrequente che il casino esistenziale di noi tutti (commissioni, imprevisti, scadenze di lavoro) la mandi a monte in maniera parziale o totale.


Descrivi un “trucco” che ti fa risparmiare tempo.


Avere un archivio organizzato in modo razionale è cruciale. Ogni idea, e in generale tutto ciò che in qualche modo vibra alla stessa frequenza della mia estetica, viene annotato su un taccuino o “screenshottato”, per poi finire nel mio account Evernote, in una cartella dedicata al progetto presente o futuro a cui è attinente, oppure nella cartella “generalista” in cui si accumula tutto ciò che ancora non so come usare. Quando inizio a lavorare su un determinato progetto, il contenuto della cartella viene tritato e i suoi elementi principali sparsi come note a pié pagina del soggetto, per poi finire nel mini-soggetto di un singolo capitolo e poi sul file Scapple che uso come schermo secondario mentre scrivo. Se mi viene richiesto di creare un concept nuovo su due piedi, prendo una manciata di suggestioni dalla cartella generalista di Evernote, le collego concettualmente e ho pronto un progetto nuovo in maniera istantanea. In questo modo, la risposta alla domanda «Dove prendi le tue idee?» è, letteralmente, «Evernote».


Lavori ai tuoi progetti uno dopo l’altro o, dopo averne concluso uno, ti prendi un periodo di riflessione in modo da coagulare le idee per il successivo?


Nella migliore delle ipotesi, concludo un romanzo da febbraio a maggio e uno da settembre a dicembre, concedendo un mese alla ricerca, due alla scrittura e uno alle revisioni finali. Scrivere un romanzo è talmente faticoso che mi lascio sempre qualche tempo per respirare.


Cosa ascolti mentre lavori?


La scelta di default è la dark ambient o il punk hardcore: sono gli unici generi che, per qualche motivo, non mi distraggono. A WORLD WITHOUT US e IT IS THE VOID sono stati composti a mio uso e consumo, proprio per questo motivo. Talvolta, ascolto rumori d’ambiente (come quelli registrati da Wes Otis della Platemail Games o da Radio Aporee) attinenti a quanto devo scrivere. In particolari casi, creo una playlist ad hoc con il meglio della musica dell’epoca in cui è ambientato il romanzo (ad esempio, gli anni ’50 in California per Anticristo Americano).


Quali sono le tue abitudini di lettura?


Dato che la mia capacità d’attenzione (come quella di tutti) si è piuttosto logorata con l’immersione nel ronzio digitale della rete, mi dedico tipicamente a quattro libri contemporaneamente, leggendo due capitoli di ciascuno a rotazione. Tre titoli sono di norma romanzi o saggi, mentre uno è un manuale tecnico, un fumetto o un gioco di ruolo. Indipendentemente dal loro contenuto, due sono sempre cartacei, uno è sul eReader Kobo in formato EPUB e uno sull’iPad in formato PDF. Questa strategia mi ha permesso non solo di bypassare il solito “Non riesco a leggere perché non mi concentro”, ma a moltiplicare le mie letture in modo terrificante.


[Aggiornamento 13:27] Ho segnalato l’iniziativa agli autori della casa editrice Acheron Books. Ecco un’analisi di ferri del mestiere e tecniche di Mauro LongoDavide Mana e Fabrizio Borgio.