21
Giu
2009

SPP: come va avanti la militarizzazione e l'annessione del Nord America — 16/03/09

(Que­sto arti­co­lo è sta­to tra­dot­to per Mega­chip)

di Ste­phen Lend­man – GlobalResearch.ca

Il tito­lo si rife­ri­sce alla Part­ner­ship del Nord Ame­ri­ca per la Sicu­rez­za e la Pro­spe­ri­tà (il cui acro­ni­mo in ingle­se è SPP), cono­sciu­ta anche come North Ame­ri­can Union. Que­sta orga­niz­za­zio­ne ebbe ori­gi­ne il 23 mar­zo del 2005 a Waco, in Texas, duran­te una con­fe­ren­za a cui par­te­ci­pa­ro­no Geor­ge Bush, il pre­si­den­te mes­si­ca­no Vin­cen­te Fox e il pre­mier cana­de­se Paul Mar­tin. Il suo obiet­ti­vo è la pro­mo­zio­ne di un accor­do che sti­mo­li l'integrazione eco­no­mi­ca e poli­ti­ca del­le nazio­ni coin­vol­te, non­ché la col­la­bo­ra­zio­ne dei rispet­ti­vi ser­vi­zi di sicu­rez­za. Le sue atti­vi­tà si svol­go­no sen­za cla­mo­re media­ti­co, attra­ver­so grup­pi gover­na­ti­vi che archi­tet­ta­no diret­ti­ve poli­ti­che vin­co­lan­ti bypas­san­do l'opinione pub­bli­ca ed il nor­ma­le dibat­ti­to parlamentare.
In sin­te­si, è un col­po di sta­to cor­po­ra­ti­vo spal­leg­gia­to dall'esercito, che affos­sa la sovra­ni­tà del­le tre nazio­ni part­ner, la loro popo­la­zio­ne e i loro orga­ni­smi legi­sla­ti­vi. E' un pugna­le infil­za­to nel loro cuo­re demo­cra­ti­co, anche se il pub­bli­co è in gran par­te incon­sa­pe­vo­le del­le sue attività.
L'ultimo sum­mit dell'SPP si è tenu­to a New Orleans lo scor­so apri­le. Da allo­ra, la sua azio­ne è sta­ta in gran par­te intral­cia­ta dal­la gra­vi­tà del­la cri­si eco­no­mi­ca glo­ba­le, che richie­de la com­ple­ta atten­zio­ne dei lea­der coin­vol­ti. Cio­no­no­stan­te, le deci­sio­ni pre­se fino­ra saran­no ripor­ta­te nel­le righe che seguo­no, insie­me a qual­che infor­ma­zio­ne addizionale.
Lo scor­so set­tem­bre, l'«Army Times» ha ripor­ta­to che il ter­zo Team d'Assalto del­la pri­ma Bri­ga­ta (al tem­po dispie­ga­to in Iraq) sareb­be sta­to tra­sfe­ri­to sul suo­lo ame­ri­ca­no entro il pri­mo otto­bre, per entra­re in una «for­za fede­ra­le pron­ta all'azione in caso di emer­gen­ze o disa­stri di ori­gi­ne uma­na o natu­ra­le, atten­ta­ti ter­ro­ri­sti­ci inclusi».
«E' la pri­ma vol­ta che un'unità atti­va vie­ne mes­sa sot­to il coman­do del­la Nor­th­Com, un coman­do con­giun­to crea­to nel 2002 per coor­di­na­re e con­trol­la­re le ini­zia­ti­ve di dife­sa fede­ra­li e le azio­ni di sup­por­to alla dife­sa del­le auto­ri­tà civili».
Poi, il pri­mo dicem­bre, il «Washing­ton Post» ha dichia­ra­to che il Pen­ta­go­no avreb­be dispie­ga­to 20mila sol­da­ti sul suo­lo sta­tu­ni­ten­se entro il 2011, con l'obiettivo di «aiu­ta­re gli uffi­cia­li sta­ta­li e loca­li in caso di attac­co nuclea­re o altre cata­stro­fi». Sono sta­te impo­sta­te tre uni­tà di com­bat­ti­men­to capa­ci di una rea­zio­ne rapi­da. Altre due potreb­be­ro aggiun­ger­si al pro­get­to. Saran­no inte­gra­te con 80 uni­tà del­la Natio­nal Guard, adde­stra­te per rispon­de­re ad atten­ta­ti di natu­ra chi­mi­ca, bio­lo­gi­ca, radio­lo­gi­ca, nuclea­re, con esplo­si­vi ad alto poten­zia­le o altri attac­chi di natu­ra ter­ro­ri­sti­ca. In altre paro­le, si pen­sa di usa­re plo­to­ni adde­stra­ti ad ucci­de­re per mili­ta­riz­za­re ed occu­pa­re gli Sta­ti Uniti.
Il pre­te­sto è la sicu­rez­za nazio­na­le. Que­ste uni­tà saran­no ope­ra­ti­ve in caso di atten­ta­to ter­ro­ri­sti­co, genui­no o no, e anche in caso di tumul­ti da par­te del­la popo­la­zio­ne, pro­va­ta dal­la cri­si eco­no­mi­ca. Con­si­de­ran­do la por­ta­ta e la gra­vi­tà del­la cri­si, esi­ste una discre­ta pro­ba­bi­li­tà che qual­cu­no, pri­ma o poi, si deci­da a rea­gi­re. In que­sto caso, pat­tu­glie arma­te di sol­da­ti si affian­che­ran­no alla poli­zia loca­le (già mili­ta­riz­za­ta) non appe­na sarà dichia­ra­ta la leg­ge mar­zia­le o arri­vi l'ordine di effet­tua­re azio­ni di sicu­rez­za repressive.
Secon­do il docu­men­to “Esse­re pron­ti al pros­si­mo disa­stro cata­stro­fi­co”, pub­bli­ca­to nel 2008 dal­la DHS/FEMA, dono sta­te svi­lup­pa­te pro­ce­du­re di “Emer­gen­za Cata­stro­fi­ca” per rea­gi­re a situa­zio­ni “natu­ra­li” o “cau­sa­te dall'uomo”. Se le con­di­zio­ni lo richie­de­ran­no, si par­la di sospen­sio­ne del­la Costi­tu­zio­ne e leg­ge mar­zia­le. Si pro­po­ne anche di mili­ta­riz­za­re gli Sta­ti Uni­ti per pro­teg­ge­re il mon­do degli affari.
Lo scor­so pri­mo otto­bre, in con­se­guen­za all'annuncio che l'amministrazione Bush inten­de­va dispie­ga­re pat­tu­glie di sol­da­ti sul suo­lo ame­ri­ca­no, con un bud­get di “100 miliar­di di dol­la­ri (di bai­lout)”, il Par­ti­to d'Azione Cana­de­se ha pub­bli­ca­to un post inti­to­la­to "ALLARME: GOLPE NEGLI USA".

Pro­ba­bi­li esiti

Gli sfor­zi dell'SPP si sono arre­sta­ti duran­te il perio­do di tran­si­zio­ne da Bush a Oba­ma, ma il pro­get­to di “inte­gra­zio­ne pro­fon­da” rima­ne in piedi.
Il 19 gen­na­io, il Cen­tro per la Poli­ti­ca Com­mer­cia­le dell'Università di Otta­wa ha trac­cia­to le linee diret­tri­ci per un pro­get­to di appro­fon­di­men­to dei rap­por­ti tra Cana­da e USA. Il loro docu­men­to affer­ma che una «coo­pe­ra­zio­ne repen­ti­na e soste­nu­ta nel tem­po» in que­sto perio­do di cri­si glo­ba­le, avreb­be dovu­to inclu­de­re le for­ze di sicu­rez­za e di dife­sa, il com­mer­cio e la competitività.
Il testo, inol­tre, sostie­ne «che l'argomento cru­cia­le è la neces­si­tà di ripen­sa­re l'architettura di gestio­ne degli spa­zi eco­no­mi­ci comu­ni del Nord Ame­ri­ca, inclu­sa la libe­ra­liz­za­zio­ne del com­mer­cio». Il lin­guag­gio impie­ga­to è ric­co di espres­sio­ni come «ripen­sa­re (e) moder­niz­za­re le fron­tie­re» e il loro signi­fi­ca­to con­te­stua­liz­za­to sem­bra allu­de­re ad un annul­la­men­to del­le stes­se. Sia quel­le cana­de­si che quel­le mes­si­ca­ne. Allo stes­so modo, il docu­men­to rac­co­man­da di «inte­gra­re i regi­mi rego­la­to­ri in un uni­co siste­ma che si pos­sa appli­ca­re ad entram­bi i lati del­la fron­tie­ra». Sostie­ne che l'arrivo di una nuo­va ammi­ni­stra­zio­ne a Washing­ton è «un'opportunità d'oro» per for­gia­re un «pro­gram­ma che por­ti ad un mutuo bene­fi­cio e ridi­se­gni la gover­nan­ce nor­da­me­ri­ca­na e glo­ba­le negli anni a venire».
Il testo sven­to­la lo spet­tro del pro­te­zio­ni­smo e la neces­si­tà di evi­tar­lo, dato l'attuale cli­ma eco­no­mi­co. Pro­po­ne una «part­ner­ship USA-Cana­da più ambi­zio­sa», che supe­ri il NAFTA, in accor­do con il Messico.
Un altro docu­men­to, pro­dot­to dal Cen­tro Nord Ame­ri­ca­no per gli Stu­di Tran­sfron­ta­lie­ri dell'Università Sta­ta­le dell'Arizona ed inti­to­la­to “North Ame­ri­ca Next”, chie­de una «com­pe­ti­ti­vi­tà soste­ni­bi­le nel­la sicu­rez­za» ed una mag­gio­re inte­gra­zio­ne tra USA, Cana­da e Mes­si­co attra­ver­so «una sicu­rez­za soste­ni­bi­le, un com­mer­cio ed un siste­ma di tra­spor­ti effi­ca­ce» per ren­de­re «le tre nazio­ni nor­da­me­ri­ca­ne più sicu­re, più eco­no­mi­ca­men­te fun­zio­na­li e più prospere».
Sia il pro­get­to dell'Università dell'Arizona che quel­lo di Car­le­ton mira­no a raf­for­za­re le ini­zia­ti­ve dell'SPP gra­zie alla col­la­bo­ra­zio­ne del­la nuo­va ammi­ni­stra­zio­ne di Washing­ton, spe­cial­men­te in un cli­ma di cri­si eco­no­mi­ca glo­ba­le che por­ta il pro­ble­ma in pri­mo piano.

Altre tema­ti­che in discussione

Il gior­na­li­sta Mike Finch, in un arti­co­lo inti­to­la­to “North Ame­ri­can Union Watch”, pub­bli­ca­to sul quo­ti­dia­no «The Cana­dian», rife­ri­sce che esi­sto­no orga­niz­za­zio­ni sta­tu­ni­ten­si e cana­de­si il cui obiet­ti­vo è por­re fine al libe­ro flus­so d'informazione su Internet.
Cita la sco­per­ta di un «pro­get­to per la eli­mi­na­zio­ne del­la liber­tà su Inter­net entro il 2010 in Cana­da» ed entro il 2012 in tut­to il mon­do, effet­tua­ta da un «grup­po di atti­vi­sti a favo­re del­la neu­tra­li­tà del­la rete».
Secon­do la sua rico­stru­zio­ne dei fat­ti, i due più gran­di ISP cana­de­si, la Bell Cana­da e la TELUS, inten­do­no limi­ta­re il bro­w­sing, bloc­ca­re alcu­ni siti e ren­de­re a paga­men­to la mag­gior par­te degli altri, in un'iniziativa arti­co­la­ta dal SPP che avrà ini­zio nel 2012. Ree­se Ley­sen, del ser­vi­zio di web hosting I‑Power, lo defi­ni­sce un pro­get­to «oltre la cen­su­ra: voglio­no ucci­de­re il più gran­de eco­si­ste­ma di libe­ra espres­sio­ne e liber­tà di paro­la mai esi­sti­to nel­la sto­ria dell'uomo». Cita fon­ti inter­ne a gran­di azien­de, che l'hanno infor­ma­to su «accor­di di esclu­si­vi­tà tra gli ISP e i gran­di for­ni­to­ri di con­te­nu­ti (come le TV e le case edi­tri­ci di video­gio­chi) per deci­de­re qua­li siti saran­no inclu­si nel Pac­chet­to Stan­dard offer­to agli uten­ti, men­tre il resto del­la rete sarà irrag­giun­gi­bi­le se non die­tro una tarif­fa supplementare.»
Per Ley­sen, le sue fon­ti sono «affi­da­bi­li al 100%». Anzi, indi­ca che un qua­dro ana­lo­go è emer­so da un arti­co­lo pub­bli­ca­to su «Time» ad ope­ra di Dylan Pat­tyn. Anche le fon­ti di quest'ultimo sareb­be­ro inter­ne alla Bell Cana­da e la TELUS. Secon­do que­ste, si pen­sa di far rien­tra­re solo i 100–200 siti più visi­ta­ti nel pac­chet­to d'abbonamento base che, con tut­ta pro­ba­bi­li­tà, inclu­de­rà le agen­zie di noti­zie più bla­so­na­te e ter­rà fuo­ri tut­to il cir­cui­to del­la stam­pa alter­na­ti­va. «Inter­net diven­te­reb­be un par­co gio­chi per crea­to­ri di con­te­nu­ti miliar­da­ri» come le TV via cavo, a meno che non si met­ta­no in atto azio­ni per fer­ma­re que­sto processo.
Ley­sen pen­sa che gli Sta­ti Uni­ti e gli ISP mon­dia­li han­no idee simi­li sul­la limi­ta­zio­ne alla liber­tà di paro­la e le inva­sio­ni del­la pri­va­cy. Se ha ragio­ne, la posta in gio­co è altis­si­ma. Ma anche il mar­gi­ne di pro­fit­to è sostan­zio­so e, quin­di, i gover­ni ami­che­vo­li potreb­be­ro esse­re d'accordo. Si par­la anche di usa­re «mar­ke­ting ingan­ne­vo­le e tat­ti­che ter­ro­ri­sti­che» (come, ad esem­pio, sven­to­la­re la minac­cia del­la por­no­gra­fia infan­ti­le) per otte­ne­re il con­sen­so pub­bli­co a que­ste nor­me liber­ti­ci­de masche­ra­te da rego­le per la sicu­rez­za del­la rete. È neces­sa­rio fer­mar­li immediatamente.

Pro­get­ti per ribat­tez­za­re l'SPP/NAU

Lo scor­so mar­zo, il Fra­ser Insi­stu­te cana­de­se lo ha pro­po­sto in un arti­co­lo inti­to­la­to: “Sal­va­re la Part­ner­ship del Nord Ame­ri­ca per la Sicu­rez­za e la Pro­spe­ri­tà” a cau­sa dell'ondata di cri­ti­che susci­ta­ta dall'organizzazione. Sug­ge­ri­sce di scar­ta­re la sigla SPP/NAU, optan­do per NASRA (North Ame­ri­can Stan­dards and Regu­la­to­ry Area) per nascon­de­re il suo vero obiet­ti­vo. Secon­do l'articolo, il “brand SPP” è ormai infan­ga­to, quin­di è neces­sa­rio sosti­tuir­lo per pro­se­gui­re le ini­zia­ti­ve che il NAFTA ha lascia­to orfa­ne: inte­gra­re la sicu­rez­za a tema­ti­che riguar­dan­ti la qua­li­tà del­la vita, come la sicu­rez­za ali­men­ta­re, il riscal­da­men­to glo­ba­le, il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co e le pan­de­mie. Recla­ma anche un mag­gio­re sfor­zo comu­ni­ca­ti­vo per blan­di­re la pub­bli­ca opi­nio­ne. Voglio­no ingan­na­re il mag­gior nume­ro di per­so­ne pos­si­bi­le, fin­ché non sarà trop­po tar­di per intervenire.

Mal­con­ten­to in Ame­ri­ca a livel­lo statale

Il 23 feb­bra­io, obiet­tan­do al con­cet­to di “inte­gra­zio­ne pro­fon­da”, il gior­na­li­sta Jim Kou­ri di «News with Views» (NWV) ha pub­bli­ca­to un arti­co­lo inti­to­la­to: “Che i sin­go­li sta­ti dichia­ri­no la pro­pria sovra­ni­tà”. Il testo ripro­po­ne le paro­le del­lo stra­te­ga poli­ti­co Mike Baker, quan­do dis­se: «Gli ame­ri­ca­ni sono sem­pre più disil­lu­si dal­la man­can­za di pro­spet­ti­va a lun­go ter­mi­ne dimo­stra­ta dal gover­no fede­ra­le su tema­ti­che come l'immigrazione clan­de­sti­na, il cri­mi­ne ed il caos eco­no­mi­co. Il gover­no fede­ra­le inten­de addi­rit­tu­ra insi­nuar­si nel­la vita pri­va­ta dei cit­ta­di­ni, attra­ver­so leg­gi sul con­trol­lo del­la cir­co­la­zio­ne del­le armi da fuo­co ed altre ini­zia­ti­ve», temi che i Padri Fon­da­to­ri «rele­ga­va­no alla discre­zio­na­li­tà dei sin­go­li stati».
È anche pre­oc­cu­pan­te che gli sta­ti non rie­sca­no a finan­zia­re i loro pro­get­ti a cau­sa di bud­get trop­po ristret­ti e sia­no costret­ti a fare tagli. Oltre a que­sto, anche l'intrusione di Washing­ton nell'amministrazione del­la giu­sti­zia loca­le è preoccupante.
Fino­ra, nove sta­ti han­no dichia­ra­to la loro sovra­ni­tà ed un'altra doz­zi­na sta pen­san­do di far­lo. Le leg­gi già appro­va­te o pro­po­ste varia­no dai dirit­ti gene­ra­li a quel­li selet­ti­vi, come il con­trol­lo del­la cir­co­la­zio­ne del­le armi da fuo­co e l'aborto.
Il 30 gen­na­io, lo sta­to di Washing­ton si è schie­ra­to con loro ed ha appro­va­to la leg­ge HJM-4009, che dichiara:
«Il Deci­mo Emen­da­men­to alla Costi­tu­zio­ne degli Sta­ti Uni­ti sta­bi­li­sce che “i pote­ri non dele­ga­ti dagli Sta­ti Uni­ti ad ope­ra del­la Costi­tu­zio­ne, e non proi­bi­ti da essa, sono riser­va­ti rispet­ti­va­men­te ai sin­go­li Sta­ti, o alla popo­la­zio­ne”. Lo stes­so emen­da­men­to defi­ni­sce la por­ta­ta tota­le del pote­re fede­ra­le, sta­bi­len­do che esso è limi­ta­to a ciò che è espli­ci­ta­men­te scrit­to nel­la Costituzione.»
All'inizio di gen­na­io, anche il New Hamp­shi­re ha appro­va­to una nor­ma simi­le, la HCR‑6, “che affer­ma i dirit­ti degli Sta­ti basan­do­si sui prin­ci­pi jef­fer­so­nia­ni”. Gli altri sta­ti che, par­zial­men­te o total­men­te, con­cor­da­no su que­sta linea sono la Cali­for­nia, l'Arizona, il Mon­ta­na, il Michi­gan, il Mis­sou­ri, l'Oklahoma e la Geor­gia. Oltre a que­sti, i seguen­ti sta­ti stan­no attual­men­te dibat­ten­do misu­re di que­sto tipo: il Colo­ra­do, la Penn­syl­va­nia, l'Illinois, l'Indiana, il Kan­sas, l'Arkansas, l'Idaho, l'Alabama, il Mai­ne, il Neva­da, le Hawaii, l'Alaska, il Wyo­ming e il Mississippi.
Oltre al dibat­ti­to sui dirit­ti dei sin­go­li sta­ti, le tema­ti­che prin­ci­pa­li di que­sto movi­men­to sono:
— la cri­si economica;
— il con­trol­lo noci­vo che Wall Street eser­ci­ta sul­la politica;
— il suo effet­to sul siste­ma dei Checks & Balances;
— i bai­lout ecces­si­vi con­ces­si ad un siste­ma ban­ca­rio insol­ven­te e cor­rot­to a sca­pi­to dei bud­get degli sta­ti indi­vi­dua­li e dei loro diritti;
— la spe­sa pub­bli­ca spu­do­ra­ta ed inso­ste­ni­bi­le. Il debi­to pub­bli­co che sta por­tan­do la fede­ra­zio­ne alla ban­ca­rot­ta, ponen­do un peso inso­ste­ni­bi­le sul­le spal­le degli stati.
In linea di mas­si­ma, ci si pre­oc­cu­pa che Washing­ton sia com­pli­ce nel­la cri­si che atta­na­glia il pae­se e che voglia sba­raz­zar­si del­le sue respon­sa­bi­li­tà oppu­re che, alme­no, ten­da ad assu­me­re com­por­ta­men­ti di que­sto tipo. Se que­sto movi­men­to si raf­for­za, ser­vi­rà a ral­len­ta­re il pro­ces­so di “inte­gra­zio­ne pro­fon­da” o a bloc­car­lo per un perio­do con­si­de­re­vo­le, ma è impro­ba­bi­le che lo fer­mi del tut­to. L'America del­le cor­po­ra­zio­ni lo vuo­le, e gene­ral­men­te ottie­ne ciò che vuole.
Potreb­be voler­ci più tem­po, mol­to più tem­po, a cau­sa del­la cri­si glo­ba­le e del perio­do neces­sa­rio a supe­rar­la. Alcu­ni esper­ti annun­cia­no a bre­ve un'altra Gran­de Depres­sio­ne peg­gio­re del­la pre­ce­den­te ed addi­rit­tu­ra peg­gio­re dei “decen­ni per­du­ti” del Giap­po­ne, dal 1990 ad oggi.
La prio­ri­tà nel mon­do dell'alta finan­za e nei CdA del­le gran­di azien­de è sfug­gi­re alla cri­si, se pos­si­bi­le. Eccet­to che per moti­va­zio­ni di “sicu­rez­za nazio­na­le”, tut­to il resto vie­ne in secon­do piano.

Arti­co­lo ori­gi­na­le: SPP: Upda­ting the Mili­ta­ri­za­tion and Anne­xa­tion of North Ame­ri­ca.

Ste­phen Lend­man is a Research Asso­cia­te of the Cen­tre for Research on Glo­ba­li­za­tion. He lives in Chi­ca­go and can be rea­ched at lendmanstephen@sbcglobal.net