21
Lug
2011

Nyx – Reading al Caffé Savoia (19/07/11)


Ecco l’audio del mio reading al Caffé Savoia del 19/07/11. Clara Murtas ha letto brani dal racconto Notte dell’Avvenire, pubblicato nell’antologia NYX (Arkadia Editore), mentre io ho offerto una panoramica sulla storia dell’astronautica e delle sue peregrinazioni tra pratica ed immaginario.

La registrazione è stata compiuta con mezzi di fortuna in mezzo ad un pandemonio. Ho fatto il possibile per migliorare la qualità dell’audio con filtri e maneggi vari. Purtroppo ho dovuto segare le letture di Clara (che intermezzavano i miei interventi, o viceversa) e l’introduzione di uno degli organizzatori della serata, Simone Olla del gruppo Opifìce, perché la lontananza dal microfono pregiudicava la comprensione dei loro interventi.

Questo è l’indice:

0:00 – Introduzione a NYX / informazioni generali sull’antologia / genesi di Notte dell’Avvenire
3:56 – Primo cosmonauta dell’occidente: CAINO / 1500: Odissea cinese nello spazio / Cyrano de Bergerac (quasi) conquista la Luna / Nikolai Kibalchich: progettista e bombarolo / Robert Goddard: da superstar dei razzi ad esule a Roswell
13:40 – Sconfortante panorama dell’inizio del XX secolo / I club del volo interstellare / I razzi entrano nella scena della Scienza Dura
17:41 – Amazing Stories porta l’uomo sulla Luna / Jack Parsons, scienziato e stregone / La parabola di Wernher Von Braun: da nerd appassionato di fantascienza a criminale di guerra nazista a direttore del programma spaziale USA / 12 aprile 1961, sulla Pravda: IL MONDO INTERO APPLAUDE IL COMPAGNO YURI GAGARIN.
18
Lug
2011

Non il solito Hip Hop

 (Un immagine dal videoclip Alba Tragica degli Anni di Fango, creato da Shibuya)

 Questo articolo è stato pubblicato il 15/07/11 su Sardegna 24


Rispetto ai suoi primi focolai, esplosi tra gli anni ’80 e ’90, l’Hip Hop in Sardegna ha percorso un lungo cammino che ne ha stravolto la fisionomia. Il decennio appena trascorso ha visto franare le pareti che separavano l’Hip Hop italiano e sardo dal resto del mercato musicale. Perse le sue connotazioni di sottocultura (e, con essa, una certa xenofobia rispetto agli “altri generi” ), si è rarefatto ed espanso fino a diventare un linguaggio il cui impatto ha segnato ogni tipologia musicale. Un esempio chiaro di ciò è la “rappata” che ha fatto vincere il festival di San Remo a Simone Cristicchi nel 2007. L’Hip Hop è, ormai, letteralmente e metaforicamente, uscito dal “ghetto”, anche se il processo che l’ha portato a questo risultato è denso di luci ed ombre. Alessio Lilliu, organizzatore di concerti e tra i massimi esperti dell’Hip Hop in Sardegna, fotografa così la scena attuale: “Ormai non esiste più una differenziazione territoriale nell’Hip Hop. Negli anni ’90, ogni regione aveva un suo suono e una sua ‘anima’ musicale ben definita. Si pensi all’influenza reggae e soul della Puglia o al brillante Hip Hop in sardo della nostra isola. Così, sia stile che contenuti della maggior parte degli artisti emergenti si sono appiattiti sul modello ‘milanese’ dei Club Dogo.”
“Questo stile, per come viene interpretato dalla gran parte degli artisti emergenti, è stucchevole.” commenta Michele De Murtas, in arte Morìs, del duo Anni di Fango “Si tende ad elogiare le virtù del ‘gangsta’, svuotandole dei suoi contenuti sociali. Questo approccio, nato per denunciare il razzismo e le condizioni degradate delle metropoli statunitensi, ormai propone soltanto una filosofia di vita vicina agli stereotipi berlusconiani: donne oggetto, ossessione del lucro e del potere senza freni.”
Sebbene abbia contribuito a conquistare nuove fette di pubblico, questo nuovo corso ha anche reciso il legame diretto tra il pubblico e gli artisti, interponendo l’ingombrante presenza delle grandi case discografiche. L’Hip Hop è più “popolare” di prima, ma, in realtà, “popolare” è l’artista supportato da una major. “E’ paradossale” spiega Lilliu “Rapper come i Menhir, attivi dal 2000, non vendono più i loro dischi ai ragazzini che ascoltano Hip Hop, ma hanno un pubblico completamente diverso. Sebbene sia un fenomeno ciclico nell’Hip Hop sardo, stiamo vivendo una sorta di ‘carestia’ artistica, in cui sia la domanda che l’offerta di prodotti originali sono in costante diminuzione”.
E’, comunque, da tenere in considerazione che, come il Punk, l’Hip Hop sia un genere “democratico”, aperto a chiunque. “E’ sufficiente avere un computer, un programma adatto ed una scheda audio da 300 euro” dice Lilliu “ per poter produrre musica a livelli professionali, con una qualità superiore a quella che nel ’95 ti poteva fornire uno studio”. Aggiunge Morìs: “Una volta, Truffaut disse che la generazione della nouvelle vague aveva deciso di fare cinema dopo aver visto Quarto Potere. La nostra ha deciso di fare rap dopo aver sentito SxM dei Sangue Misto. Questo è un punto di vista imprescindibile.”
Quindi, anche in Sardegna, è in atto una mutazione ambigua e difficilmente categorizzabile in maniera chiara. I muri che delimitavano (ed isolavano) una comunità (o una setta), sono crollati ed ora questa naviga nel più ampio mare del mercato musicale e delle sue dinamiche. “Proprio per questo nuovo conformismo, il nostro gruppo ” dice Niccolò Falchi, in arte Neke, degli Anni di Fango “si sente più prossimo alla scena Rock che non a quella Hip Hop, sia a un livello stilistico quanto umano. Abbiamo un approccio più curioso nei confronti di tematiche e di sonorità alternative. Molti altri artisti, come Salmo e Assalti Frontali, per fare un esempio regionale ed uno nazionale, procedono nella nostra direzione. Frequentiamo quasi un genere distinto rispetto all’Hip Hop”. Commenta Morìs: “Siamo convinti che l’Hip Hop sia, a livello formale, il genere maggiormente adatto a commentare l’Italia dei nostri giorni, proprio per la trasversalità del pubblico. Inoltre, la sua struttura permette di descrivere e commentare la società in maniera più precisa ed articolata di altre tipologie musicali.”
Autori di testi sferzanti nei confronti della corruzione diffusa e della criminalità delle classi dirigenti, gli Anni di Fango sono convinti che il groove, fondamento musicale mutuato, da parte dell’Hip Hop, dal Funk, sia meglio espresso dalla musica elettronica oggigiorno. Infatti, la sua capacità di coinvolgere le emozioni, di stimolare i sensi e di portare al ballo deve essere usata per scuotere la società, oltre che il corpo. Per cui, nonostante i sommovimenti dell’Hip Hip isolano, è sempre piacevole sapere che c’è chi continuerà a procedere in direzione ostinata e contraria.
18
Lug
2011

Divini Disegni

 (Un illustrazione di Angelo Monne, dal suo sito)

Questo articolo è stato pubblicato su Sardegna 24 il 13/07/11, con il titolo “Divini Disegni”


Dopo circa 700 anni dalla sua composizione, la Divina Commedia continua a mutare ed evolversi nelle forme più disparate, seguendo il ritmo frenetico dello sviluppo culturale italiano come una compagna di viaggio (o, a volte, una lunga ombra). Negli ultimi anni l’abbiamo vista sgorgare dalle labbra di comici come Benigni, da quelle di lettori eruditi come Sermonti, oppure immortalata in svariate trasposizioni a fumetti (spesso irriverenti, com’è giusto che sia). E’ un testo che non ha mai cessato di dialogare con la nostra cultura e continua a resistere, al contrario di molti altri classici della letteratura italiana, al definitivo accantonamento nel nostro attico culturale collettivo, in cui può giacere per sempre, colma di onori e di polvere. Al contrario, la Commedia è tra noi. Uno degli ultimi artisti ad essersi misurato con essa è Angelo Monne, un illustratore e grafico di Dorgali che, con la sua arte, ha dimostrato di essere una delle punte di diamante dell’illustrazione isolana. Nonostante il suo pur pregevole curriculum, tra cui una pluriennale collaborazione con la rivista Internazionale, affrontare i versi di Dante è un’impresa da peso massimo per qualunque artista. Contattato dalla casa editrice Zanichelli per partecipare alla realizzazione di una Divina Commedia multimediale, ha contribuito al progetto con l’impressionante cifra di 320 illustrazioni, che commentano le 988 pagine del volume. Questa nuova versione dell’opera dantesca, destinata ai licei, è accompagnata da un audiolibro recitato dall’attore Ivano Marescotti e da un ricchissimo DVD in cui le parole del poeta possono amalgamarsi ed essere amplificate da strumenti didattici all’avanguardia. Il volume è stato presentato in anteprima nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, a marzo, in una performance pubblica in cui i curatori, Riccardo Bruscagli e Gloria Giudizi, hanno potuto illustrarne le caratteristiche insieme agli artisti che hanno collaborato alla sua realizzazione. Sia in questa che in successive presentazioni dell’opera, Angelo Monne ha avuto la curiosa opportunità di poter disegnare “dal vivo” i versi di Dante recitati da Marescotti, fornendo uno spettacolo audiovisivo inusuale per un reading del Sommo Poeta. Proprio per questo approccio innovativo alla materia, la nuova Commedia ha riscosso un notevole successo nelle scuole e verrà riproposta alla fine del 2011 in un cofanetto, distribuito nelle librerie per il grande pubblico.
Per illustrare un volume così denso e complesso, Angelo Monne ha lavorato per un anno e tre mesi, ponendosi gli stessi interrogativi che hanno afflitto legioni di artisti prima di lui, tra i quali gli inarrivabili Doré e Dalì. Ed è sicuro che una così pesante eredità ha complicato non poco il suo lavoro. “Per certi versi è stata un ostacolo. Ho compiuto estese ricerche sulla storia della rappresentazione della Commedia” conferma l’artista “ma ho presto capito che avrei dovuto fare tabula rasa di questo bagaglio. Il volume è destinato ad un pubblico di ragazzi, per cui ho dovuto reinventarmi da zero uno stile appropriato. Ho deciso di stare addosso al testo il più possibile: in un certo senso, ho cercato di ‘fumettare’ la storia”. Questo approccio ha incontrato il favore dei curatori del volume i quali, man mano che la serie di tavole prendeva forma, hanno avuto un ruolo più attivo nell’ideazione delle stesse, dibattendo con l’artista delle possibilità e delle forme narrative più adatte.
“Questo contatto continuo mi ha dato molta soddisfazione, perché mi ha permesso in alcuni casi di aggiustare il tiro riguardo a certi nodi complessi della storia.” dice Monne “In particolare, ho un debito di riconoscenza nei confronti di Simona Bertoli, la grafica che ha impaginato il libro. Mi ha aiutato a gestire al meglio l’economia della pagina con i suoi preziosi suggerimenti. Spesso il lettore non considera il lato puramente editoriale e ‘artigianale’ di un operazione di questo tipo. Le tavole sono tutte realizzate con i pennelli e gli inchiostri della tradizione calligrafica cinese, una mia antica passione”.
Disegnate con uno stile raffinato, essenziale, che allude nel contempo all’antica scrittura orientale e a soluzioni grafiche dell’era digitale, le illustrazioni della nuova Divina Commedia edita da Zanichelli, ci ricordano che l’arte può essere eterna, o può darne l’illusione. Ed è per questo che si coniuga alla perfezione con i versi di Dante. Perché, come scriveva un altro grande, Shakespeare: “finché gli uomini avranno un respiro o occhi per vedere, questi versi vivranno e ti daranno vita”.
22
Mag
2011

Made in Italy – L’Infame su iPad

(Made in Italy – L’Infame per iPad, edito da MeLeto Software)
Dopo aver debuttato nella sua prima edizione per la Hybris Comics, Made In Italy – L’Infame è stato aggiornato, lucidato, ri-letterato e dotato di una nuova veste digitale. Grazie alla MeLeto Software, è divenuto una graphic novel per iPad, disponibile sulla sezione Libri dell’App Store. Questo è solo il primo passo di un percorso che gli autori hanno deciso di compiere insieme alla MeLeto: entro la fine dell’anno, tutte le loro graphic novel (Backstage, Freak III e l’imminente Bubble Shock) saranno disponibili per l’iPad.
Questa graphic novel ha per protagonisti quattro ragazzi di borgata. Semplice feccia, che per caso o per destino viene in possesso di una pistola e subito matura una manciata di idee su come utilizzarla. I loro santi sono mafiosi, corrotti, criminali, papponi. Il loro obiettivo è scrivere la storia, specie la propria. Riuniti per decidere del futuro, i quattro ragazzi scelgono di uscire da una società che per loro non ha alcun significato e di entrare in un nuovo mondo, al di là dei confini della legge. La loro nuova iniziazione è un vecchio gioco. Tre parole: sequestro di persona.
Scritto da Massimo Spiga e disegnato da Francesco Acquaviva, Made In Italy: L’Infame è volgare, cinico, intollerante: un racconto sporco, ambientato in un mondo in cui nessuno è innocente e la civiltà è uno scherzo sarcastico. Se volete immergervi anche voi nel loro mondo, la graphic novel è in offerta a 0,79€ su App Store. 
Clicca sull’immagine che segue per visualizzare la pagina di iTunes di Made In Italy.
Guarda il Booktrailer
Made in Italy – L’Infame
Scritto da Massimo Spiga
Disegnato da Francesco Acquaviva
Editore MeLeto Software
50 pagine a colori
0,79€

Ecco l’anteprima:

23
Feb
2011

Backstage – Intervista per Lo Spazio Bianco

Quest’intervista, condotta da Alessandro Ciasca, è stata pubblicata per la prima volta su Lo Spazio Bianco il 22/02/2011.

Non c’è presentazione migliore che quella fatta da se stessi: Massimo Spiga e Francesco Acquaviva, chi siete e quando è nata la vostra passione per i fumetti?
Massimo Spiga
: In realtà, è piuttosto recente. Come molti, ho iniziato a leggere fumetti nell’infanzia, durante il periodo “epico” della Bonelli (’86-’96 circa), ma non mi hanno mai appassionato abbastanza da indurmi a produrne di miei. Dai 14 anni in poi, ho iniziato a scrivere in prosa, sulla scia dei miei eroi dell’epoca (tra i tanti, voglio citare una possibile Santissima Trinità: Lovecraft, Ellroy, Burroughs) ed ho imparato i fondamenti della sceneggiatura cinematografica. Consideravo il fumetto un media minore. Nel 2003, ho letto Transmetropolitan di Warren Ellis ed ho realizzato che avrei passato una parte consistente del mio futuro a scrivere e leggere fumetti. E’ stata una rivelazione sconvolgente, una grazia inaspettata. Da allora, sono stati tanti i prodotti dell’arte che hanno modificato in maniera sostanziale la mia vita.
Francesco Acquaviva: Per me invece la passione per il fumetto nasce all’incirca quando avevo 6 anni… ho iniziato a rilegare i miei fumetti con le graffette in prima elementare..e non ho più smesso!All’inizio ero appassionato di Topolino e di autori quali Giorgio Cavazzano e Massimo De Vita (La sua saga della Spada di Ghiaccio resta un must!) poi a 13 anni ho scoperto il mondo dei fumetti americani e di autori come Frank Miller, Alan Moore, Grant Morrison, Dave McKean, Bill Sienkiewicz, Arthur Adams, Barry Windsor-Smith, Mike Mignola… e da lì ho deciso che quello sarebbe stato il mio futuro come autore.

Da cosa nasce l’idea per la realizzazione di Backstage?
MS
: Backstage non nasce da un’idea vera e propria, ma da un sentimento diffuso nel nostro panorama culturale. Non c’è alcun bisogno di uno spunto narrativo specifico, la televisione è ovunque: chiunque viva in questo secolo non può non farci i conti. E’ un elefante parcheggiato nel nostro salotto. Come tutti i media, amplia e definisce ciò che siamo. E ciò che siamo non è necessariamente coerente o omogeneo. Per questo motivo, io e Francesco Acquaviva abbiamo deciso di frammentare la storia di Backstage in sei sottotrame che si rincorrono tra loro. Non esiste alcuna “verità” in Backstage. Ci sono solo le immagini, che i sei protagonisti vedono ed interpretano a modo loro. E’ un modo come un altro per riproporre una delle domande più inquietanti poste da grandi autori come Philip K. Dick: “Come si può vivere in un mondo in cui non esiste alcun punto di riferimento?“. Credo che questa sia una delle tematiche centrali di Backstage.

Il tema trattato è sicuramente attuale e la maggior parte delle persone accetta questo tipo di situazioni oramai quasi con una certa arrendevolezza e tacita accondiscendenza… pensate che dando voce di questo mondo poco pulito anche attraverso il fumetto, si possa smuovere qualcosa di più nei giovani lettori?!
MS
: Il mondo dello spettacolo non è “poco pulito”. E’ una maledetta fogna, esattamente come il resto del pianeta Terra. Ma è la nostra fogna, e contiene tutte le schifezze che ci fanno andare su di giri. In Backstage, ho tentato di mantenere questa fondamentale ambivalenza rispetto ad ogni problema. Ad esempio, ad un certo punto della storia, una velina-prostituta si chiede se lavorare otto ore al giorno in un fast food per tutta la vita sia più o meno onorevole di fare il suo “mestiere”. E’ una bella domanda, a cui io stesso non so dare una risposta. In ogni caso, è fuor di dubbio che i cosiddetti “giovani” siano meglio attrezzati per affrontare la nostra realtà turbomediata/mediatica rispetto alle generazioni precedenti. Aver visto milioni di ore di pubblicità li ha resi così cinici rispetto ai media che è quasi impossibile fregarli.
Certo, quando si parla delle menzogne basilari che regolano la nostra vita comune, come ad esempio “il denaro compra tutto“, sia i giovani che gli anziani cadono nel tranello con la stessa facilità. Spero che Backstage possa contribuire, seppure in maniera minima, a sfatare queste leggende metropolitane.

Dedicare un capitolo per ogni personaggio e raccontare tante piccole storie che confluiscono in quella principale è stata una ottima idea ed in ogni capitolo sono presenti riferimenti al nudo, al sesso o a corpi perfetti e provocanti…  sembra che anche nel panorama fumettistico Italiano ci siano fumetti che evidenziano una tendenza simile, quasi come una sorta di emulazione-venerazione nei confronti di Milo Manara, voi cosa ne pensate?
FA
: Davvero interessante come domanda, dal momento che la prima volta che mi è stata proposta la possibilità di realizzare un volume per la Freebooks, l’esempio che mi è stato fatto dal mio editore è stato proprio quello di Milo Manara! Credo che nella società moderna il sesso e il nudo siano parti integrali dell’aspetto comunicativo,permeano ormai ogni ambito della nostra vita sociale e penso che non si possa prescindere da loro se si vuole raccontare uno spaccato del dietro le quinte del mondo televisivo. Sono anni che nella pubblicità appaiono chiappe per reclamizzare yogurt o ragazze bellissime nude per sponsorizzare automobili, e questo credo abbia influenzato e stia caratterizzando il nostro modo di vedere e intendere le cose.

In alcune tavole il tratto ed i colori sembrano dare ancora più peso e forza alle immagini già di per sè ciniche, era questa l’idea?!
FA
: Assolutamente. Specialmente credo che la cosa si possa notare con lo scorrere delle pagine, più mi addentravo nell’opera e maggiormente sentivo l’esigenza di rendere anche graficamente la crudezza e la spietatezza condita comunque sempre da un aspetto grottesco dello showbiz. Per ogni opera che realizzo cerco sempre lo stile che meglio possa renderne l’atmosfera e i temi trattati, per questo all’inizio ho avuto un po’ di difficoltà, ma man mano che proseguivo nel lavoro lo stile e i colori si sono trasformati autonomamente per esprimere le emozioni che covavo.

Siete davvero convinti, come fate asserire ad un vostro personaggio, che non esista un business come lo show business?
MS
: Beh, il personaggio che lo afferma è una figura di punta dello show business medesimo. Lui stesso deve alimentare il sogno (o lo slogan di marketing) che sorregge il suo mondo, senza il quale tutto cadrebbe in pezzi. Quindi, dal suo punto di vista, quella è una verità fondamentale per la sua stessa sopravvivenza. Dal mio punto di vista, lo show business è un mercato interessante perché unisce le qualità creative più sublimi del genere umano con le sue caratteristiche ventrali più abiette. Ma, specificato questo, non differisce in nessuna maniera sostanziale da un enorme mercato delle vacche. O dal settore dell’editoria a fumetti, tanto per fare un altro esempio. Dovunque si venda e si compri, l’effetto distorcente del mercato deforma sia i prodotti che i consumatori. E là dove il mercato comincia, inizia pure il fracasso di grandi commedianti e mosche velenose. Noi italiani lo constatiamo ogni giorno in parlamento.

Ci sono situazioni, programmi, personaggi della TV che vi hanno ispirato maggiormente rispetto ad altri, e perché?
MS
: Il documentario Videocracy mi ha molto colpito perché mostra lo show business italiano per come esso vuole essere percepito. Ed è uno spettacolo assolutamente inenarrabile. Vedere Fabrizio Corona che mercifica il suo corpo nudo, che conta i soldi, che si vanta del suo successo… e guardarlo negli occhi mentre lo fa è un esperienza straordinaria. Gli occhi di Corona sono un pozzo nero di disperazione. Si riesce a cogliere il terrore e la vergogna che animano la sua vita. Anche Corona, come il personaggio citato in precedenza, si sforza con tutte le sue energie per mantenere viva la facciata del sogno. Perché senza quella sottilissima patina sarebbe perduto. O meglio, questo è quel che ho intuito da Videocracy e che ho tentato di infondere in Backstage. Inoltre, il fumetto tratta di accadimenti più o meno frequenti nella televisione, come la censura di un comico (e, considerando la “strage dei satiri” che si è consumata in TV, non mancano figure a cui ispirarsi), l’intervista molto glamour ad uno psicotico criminale (un esempio tra tutti, l’intervista a Donato Bilancia di Bonolis) e varie altre amenità del genere.


Il giudizio sulla televisione è senza appello, o credete che ci siano ancora spazi che si salvano dalla mediocrità?
MS
: La mediocrità non esiste. Tutto è interessante, in qualche modo. Tutto contribuisce ad accrescerci come esseri umani, se desideriamo farlo o se sappiamo come farlo. Per questo, io confido ciecamente in tutti i media. I media amplificano i nostri sensi e la nostra mente, ed io voglio sempre di più: più gioia, più dolore, più sogni, più paura, più estasi, più malattia, più storia, più coscienza, più evoluzione, più vita.

I reality hanno creato l’illusione che il “quarto d’ora di celebrità” sia alla portata di tutti ma soprattutto lo sia senza merito, o a volte proprio per demerito. Volevate comunicare qualcosa anche a queste generazioni di “cacciatori di fama televisiva” con la vostra opera?
MS
: Non tutti possono o vogliono essere premi nobel per la medicina. Per alcuni, è sufficiente scuotere le chiappe davanti ad una telecamera. Chi pensa che questo sia il suo sacro destino e la strada per la sua felicità, faccia pure. Gli auguro di ottenere esattamente ciò che desidera. Mi pare una punizione sufficiente.
FA: Amen.

Come sono state finora le reazioni al vostro fumetto?

MS
: Molto positive. Devo ammettere, con una punta di veleno, che i lettori tendono a elogiare più i disegni che non la storia. Ma è ovvio. Dopotutto, è cosa risaputa: gli scrittori non servono a niente. In alcuni casi, ci è stata fatta un osservazione molto intrigante: secondo un certo numero di lettori, la storia di Backstage si presterebbe più ad un format di tipo televisivo che non a quello fumettistico. E’ un commento che mi riempie di orgoglio.
FA: Mi è stato fatto notare come dall’opera traspaia l’anima che io e Massimo abbiamo cercato di infonderle… e questo credo sia possibile solo grazie alla sintonia che si è creata tra me e Massimo sin dal primo lavoro che abbiamo firmato insieme. Massimo scrive le storie che io vorrei leggere, e quindi disegnarle diventa sempre un’esperienza straordinaria, mi spinge a dare il meglio di me perché i disegni siano all’altezza della storia.


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